Polvere di stelle | Il segreto dietro le strabilianti immagini dalla galassia lontana

Le ultime strabilianti immagini catturate con il telescopio James Webb sono spettacolari e rivelano il segreto dietro la polvere di stelle.

Il telescopio spaziale James Webb è stato lanciato in orbita il 21 dicembre del 2021, ma è diventato operativo solo dall’estate dell’anno appena concluso. Lo scopo di questo straordinario strumento è quello di scovare le stelle più lontane dalla nostra galassia e le galassie più distanti dal nostro sistema solare. Grazie alla sua tecnologia, infatti, è in grado di rilevare e fotografare oggetti spaziali luminosi che prima era possibile solo percepire appena.

Nebulosa Pac Man
Nebulosa Pac Man, le immagini (nerdyland.it)

Grazie alla tecnologia all’avanguardia con la quale è stato costruito, il telescopio James Webb permette agli astronomi di osservare con maggiore precisione i corpi celesti e di scoprire la loro composizione. L’obiettivo è quello di svelare i segreti dell’Universo, comprendere come si formano le stelle e come dalla formazione delle stelle nascano i pianeti. L’analisi delle componenti, poi, permette di comprendere se nei pianeti esistono le condizioni adatte per la formazione della vita.

Appena un paio di giorni fa, proprio tramite il James Webb, è stato scoperto e visualizzato il primo esopianeta facente parte della galassia più vicina alla nostra. Il pianeta roccioso, chiamato dagli astronomi della Nasa LHS 475 b, per dimensioni e composizione del tutto simile alla terra, è distante 41 milioni di anni luce e si trova ad una distanza ravvicinata con la sua stella – una nana rossa – il che lo rende decisamente più caldo della terra.

Polvere di stelle, cosa si nasconde nelle profondità dell’Universo

Sebbene venga usato anche per cercare fonti di vita o pianeti sui quali si pensa possa essersi creata tra gli esopianeti di cui la Nasa ha raccolto indizi negli anni, il telescopio astronomico ha come prima finalità quella di permettere di comprendere la nascita ed il percorso fatto dall’Universo nel corso dei milioni di anni della sua esistenza. In questo modo si cerca di capire in che modo si sia formata la vita sulla terra e come si potrebbe formare in altre parti dell’Universo.

polvere di stelle
Nebulosa Pac Man, le immagini (nerdyland.it)

Per raccogliere indizi su come si possono essere formate le stelle, in questo momento la Nasa sta osservando una piccola galassia distante 200 milioni di anni luce dalla terra. La galassia in questione, chiamata NGC 246, è un cumulo di stelle stipate all’interno di una nebulosa che ci dicono essere la più piccola nube di Magellano.

Il primo dettaglio emerso è che questa galassia compressa è priva di metalli pesanti come elio e idrogeno e contiene al suo interno circa 33mila giovani stelle. La composizione di questa nube di Magellano fa pensare che l’Universo conosciuto potesse essere privo di metalli pesanti prima dell’esplosione e della formazione di corpi celesti che si sono poi sparsi nello spazio.

Ciò che dà corpo a questa ipotesi sono le sacche di gas e polvere che sono state trovate grazie all’osservazione tramite camera ad infrarossi. Secondo gli astronomi questa potrebbe essere la prova che le giovani galassie, sebbene prive di materiali pesanti, al loro interno possano contenere i materiali base per formare sistemi di pianeti rocciosi.

Attualmente si tratta solo di supposizioni e indizi che non costituiscono una prova vera e propria, ma la possibilità di andare a fondo con l’osservazione e comprendere come sia nato e si sia evoluto l’Universo è eccitante per gli studiosi, come dichiarato apertamente dalla studiosa Margaret Meixner, una delle astronome che si sta occupando di questo progetto: “Siamo eccitati dopo aver trovato questa polvere attorno alle cose. Abbiamo solo grattato la superficie”.

Articolo di Fabio Scapellato